29/01/2004 136 Bologna T.A.R. per l’Emilia Romagna

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Autorità:--

Data:-- -------------- Numero: -- 136 -------------- Sede: -------------- b

Relatore:-- Brini ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Papiano

Premassima:

Massima:

 

  • L’onere della prova dell’avvenuta conoscenza dell’atto impugnato incombe su chi eccepisce la tardività del ricorso giurisdizionale, mediante mezzi probatori univoci e chiari, diretti ad accertare in modo certo e inconfutabile che il gravame è stato proposto dopo la scadenza del termine decadenziale.
  • La conoscenza effettiva e completa della concessione edilizia rilasciata a terzi deve essere provata da chi eccepisce la tardività dell’impugnazione.
  • La disciplina dell’art. 41 quinquies della L. 1150/42, integrato dall’art. 9 del D.M. 1448/68, riguarda la distanza fra fabbricati e non la distanza di questi dal confine e costituisce un vincolo a carattere pubblicistico e inderogabile per i Comuni in sede di predisposizione degli strumenti urbanistici, in quanto diretto, più che alla tutela di interessi privati, a quella di interessi generali in materia urbanistica (igiene, decoro e sicurezza degli abitati).
  • L’applicazione dell’art. 17 della legge n. 765/1967 e del DM 1444/1968 sulla distanza minima di 10 metri fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti sono subordinati all’inesistenza di strumenti urbanistici anteriori contenenti norme sulle distanze; tuttavia gli strumenti urbanistici e le relative revisioni approvati successivamente all’entrata in vigore del citato decreto non possono contrastare con le direttive del decreto stesso.Le sopraelevazioni, ai fini del rispetto delle distanze fra edifici, rientrano nella nozione di nuova costruzione, dovendosi considerare tale qualsiasi modificazione dei parametri edilizi idonea a creare quelle intercapedini dannose, riduttive di aria e di luce, che la prescrizione vuole evitare.
  • Negli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A, è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, e ciò indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra.
  • La disposizione normativa di cui all’art. 873 c.c. in tema di distanze tra fabbricati, diretta a tutelare interessi generali di igiene, decoro e sicurezza degli abitanti, e tale da consentire anche una più rigorosa valutazione in sede locale, non ha alcuna correlazione con la norma di cui all’art. 905 c.c. relativa alla distanza delle vedute, volta a salvaguardare il fondo finitimo dalle indiscrezioni attuabili mediante la realizzazione e l’uso di un’opera obbiettivamente destinata a tale scopo.

 



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