30/08/2005 6359 Roma T.A.R. per il Lazio

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Autorità:-- T.A.R. per il Lazio

Data:-- 30/08/2005 -------------- Numero: -- 6359 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Mangia ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Guerrieri

Premassima:

Ordinanza di demolizione



Massima:
  • La giurisdizione esclusiva in tema di attività edilizia è da ritenersi devoluta al giudice amministrativo solo per controversie relative a determinazioni amministrative che incidono su diritti soggettivi; quando il giudizio attiene all’apprezzamento dell’azione amministrativa in merito all’adozione di un provvedimento autoritativo, si rientra nella normale giurisdizione di legittimità che si muove su un piano esclusivamente impugnatorio.
  • La mancata comunicazione del nominativo del responsabile del procedimento al soggetto interessato rappresenta una mera irregolarità, insuscettibile di determinare l’illegittimità dell’atto, alla quale è, tra l’altro, possibile supplire considerando responsabile il funzionario preposto alla competente unità organizzativa (cfr. TAR Lazio, Sez. II, sent. n. 10155 del 20 novembre 2002; TAR Campania, Sez. IV, sent. n. 6896 del 7 novembre 2002; TAR Lazio, Sez. II, sent. n. 8971 del 21 ottobre 2002).
  • L’ordinanza di demolizione di opere abusive non richiede, in linea generale, una specifica motivazione. L’abusività, infatti, costituisce di per sé motivazione sufficiente per l’adozione della misura repressiva in argomento (salvi i casi in cui sia trascorso un lungo periodo di tempo fra la realizzazione dell’opera abusiva e l’adozione della misura repressiva, in grado di ingenerare uno stato di affidamento in capo al privato – cfr., tra le altre, TAR Abruzzo, sent. n. 208 del 29 aprile 2003; TAR Puglia, Bari, sent. n. 5843 del 23 dicembre 2002).
  • E’ illegittimo il provvedimento di demolizione che non sia preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento, ove non sia palese che il contenuto dispositivo del provvedimento “non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato”.
  • La realizzazione di fondamenta, ancorchè particolarmente interrate, costituisce un elemento strutturale del manufatto regolarmente assentito. Ne consegue che lo sbancamento a tali fini effettuato, (necessario per la realizzazione di fondamenta idonee a sostenere il fabbricato e poi soggetto a “riempimento”, senza la realizzazione di nuove ed ulteriori volumetrie), in quanto attività strumentale alla stabilità dell’opera assentita, non identifica un intervento edilizio subordinato a permesso di costruire. Detto intervento non è riconducibile in alcuna delle ipotesi elencate dall’art. 10 del D.P.R. n. 380/2001: – non può essere qualificato in termini di nuova costruzione; – non costituisce un intervento di ristrutturazione urbanistica né un intervento di ristrutturazione edilizia che porti “ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente” e che comporti “aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici”.


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