30/03/2006 348 Bologna T.A.R. per l’Emilia Romagna

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Autorità:-- Tar Emilia Romagna

Data:-- 30/03/2006 -------------- Numero: -- 348 -------------- Sede: -------------- Bologna

Relatore:-- Di Benedetto ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Papiano

Premassima:

Distanze tra fabbricati nelle sopraelevazioni



Massima:
  • La disciplina dell’art. 41 quinquies della legge 17/8/1942, n. 1150 integrato dall’art. 9 del D.M. 2/4/1968 n. 1444 riguarda espressamente la distanza fra fabbricati e non la distanza di questi dal confine (Cass, II, 16.2.1996 n. 1021) ed in questo senso costituisce un vincolo per i Comuni in sede di predisposizione degli strumenti urbanistici: vincolo a carattere pubblicistico e inderogabile, in quanto diretto, più che alla tutela di interessi privati, a quella di interessi generali in materia urbanistica (igiene, decoro e sicurezza degli abitati).
  • La prescrizione opera indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra (T.A.R. per l’Emilia – Romagna, sez. II n. 136/2004; Cons. Stato, IV, n. 3929/2002 e giurisprudenza ivi richiamata sul punto).
  • L’applicazione dell’art. 17 della legge n. 765/1967 e del DM 1444/1968 sulla distanza minima di 10 metri fra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti è subordinata all’inesistenza di strumenti urbanistici anteriori contenenti norme sulle distanze (Cass, SS.UU n.9871/1994); tuttavia gli strumenti urbanistici e le relative revisioni approvati successivamente all’entrata in vigore del citato decreto non possono contrastare con le direttive del decreto stesso (Cass, II, 24.7.2001 n. 10062; Cons. Stato, IV, 12.7.2002 n. 3929)
  • La disposizione normativa di cui all’art. 873 c.c. in tema di distanze tra fabbricati, diretta a tutelare interessi generali di igiene, decoro e sicurezza degli abitanti, e tale da consentire anche una più rigorosa valutazione in sede locale, non ha alcuna correlazione con la norma di cui all’art. 905 c.c. relativa alla distanza delle vedute, volta a salvaguardare il fondo finitimo dalle indiscrezioni attuabili mediante la realizzazione e l’uso di un’opera obbiettivamente destinata a tale scopo (Cass. civ. II, 5.6.1998 n. 5518).
  • Le sopraelevazioni, ai fini del rispetto delle distanze fra edifici, rientrano nella nozione di nuova costruzione, dovendosi considerare tale qualsiasi modificazione dei parametri edilizi idonea a creare quelle intercapedini dannose, riduttive di aria e di luce, che la norma appunto vuole evitare (ex multis, Cons. Stato, V, 19,10.1999 n.1565, TAR Sicilia, Catania, n.225/2002; TAR Friuli n. 22/2001).
  • E’ illegittima, per violazione dell’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, recepito dall’articolo 4.03 delle N. T. A. del P.R.G di Rimini, la concessione edilizia che consenta la sopraelevazione dell’edificio laddove una parete finestrata dell’edificio, oggetto della sopraelevazione, si trovi ad una distanza inferiore a dieci metri da quello del fondo confinante, di proprietà del ricorrente.
  • L’obbligo di rispettare le distanze tra edifici, perseguendo il pubblico interesse (igiene, decoro, sicurezza e assetto urbanistico), trova applicazione anche con riferimento ad un precedente fabbricato realizzato in tutto o in parte abusivamente od illegittimamente, come chiarito dalla giurisprudenza anche costituzionale (Corte Costituzionale n. 120 e del 18 aprile 1996).


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