29/05/2013 103 Roma Corte Costituzionale

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Autorità:-- Corte Costituzionale

Data:-- 29/05/2013 -------------- Numero: -- 103 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Mattarella ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Gallo

Premassima:

Requisiti acustici passivi degli edifici. Applicabilità ai rapporti interprivati. Norme retroattive: illegittimità.



Massima:
  • Salvi i limiti di cui all’art. 25 Cost., è consentito al legislatore emanare norme – anche di interpretazione autentica – aventi efficacia retroattiva, a patto che le medesime siano volte a tutelare diritti e beni di rilievo costituzionale e non siano irragionevoli, vale a dire non sacrifichino ingiustificatamente l’affidamento legittimamente sorto nei soggetti privati, non contrastino con il principio generale di ragionevolezza, non introducano disparità di trattamento prive di giustificazione e non pregiudichino la coerenza e la certezza dell’ordinamento giuridico ed il rispetto delle funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario.
  • La norma che deriva dalla legge di interpretazione autentica non può dirsi costituzionalmente illegittima qualora si limiti ad assegnare alla disposizione interpretata un significato già in essa contenuto, riconoscibile come una delle possibili letture del testo originario.
  • L’ art. 15, comma 1, lettera c), della legge 4 giugno 2010, n. 96, sostitutivo dell’art. 11, comma 5, della legge 7 luglio 2009, n. 88, il quale stabilisce che la disciplina relativa ai requisiti acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trovi applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti tra costruttori-venditori e acquirenti di alloggi, è costituzionalmente illegittimo, in quanto non si limita a fornire un’interpretazione autentica dell’articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n. 447, ma introduce una norma retroattiva che si pone in contrasto con il principio di ragionevolezza e travalica i limiti individuati dalla giurisprudenza costituzionale, in quanto lede il principio di affidamento, produce disparità di trattamento tra gli acquirenti di immobili in assenza di alcuna giustificazione e non è finalizzato a tutelare beni di rilievo costituzionale.


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