27/02/2009 54 Roma Corte Costituzionale

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Autorità:-- Corte Costituzionale

Data:-- 27/02/2009 -------------- Numero: -- 54 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Ugo De Siervo ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Francesco Amirante

Premassima:

Condono edilizio – Nozione di “rustico” – Tamponature esterne – Necessità – Sussiste.



Massima:
  • La definizione di “rustico” non può prescindere, secondo la costante giurisprudenza ordinaria ed amministrativa, dall’intervenuto completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali anche le “tamponature esterne”.
  • E’ costituzionalmente illegittima la lettera a) del primo comma dell’art. 1 della legge n. 25 del 2007della legge della Regione Basilicata. Infatti questa modifica della legge n. 18 del 2004 muta sostanzialmente il concetto di «opere ultimate» già in origine previsto nell’art. 2, comma 1, lettera d), della citata legge regionale non richiedendo più – come in precedenza –, a tal fine, che l’opera sia edificata in tutte le sue componenti strutturali «ivi compresi (…) i muri perimetrali». Con la soppressione del riferimento a tale ultimo elemento, infatti, si vorrebbe rendere applicabile il condono edilizio anche ad opere che ne sono escluse dalla legislazione statale e dalla previgente legislazione regionale.  Il comma 25 dell’art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003 rinvia esplicitamente per la definizione di cosa siano le opere abusive condonabili alle «disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni ed integrazioni» e pertanto – per quanto qui interessa – all’art. 31, comma 2, della legge n. 47 del 1985, là dove si stabilisce che «si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura». In applicazione di tale norma, la definizione di “rustico” non può prescindere, secondo la costante giurisprudenza ordinaria ed amministrativa, dall’intervenuto completamento di tutte le strutture essenziali, tra le quali anche le “tamponature esterne”.  La norma impugnata ha, pertanto, l’effetto di estendere l’area del condono oltre il termine assegnato alla Regione ai fini dell’integrazione della normativa statale, che viene anzi per tale profilo significativamente modificata. In tal modo il legislatore regionale, che è tenuto a cooperare con lo Stato al fine di garantire l’equilibrio dell’«accentuata integrazione» tra normativa nazionale e normativa regionale richiesto dal condono edilizio (sentenza n. 196 del 2004), ha invece generato una frattura nel processo di uniforme e prevedibile applicazione della relativa disciplina, come consolidata dal decorso del termine previsto dall’art. 5 del decreto-legge n. 168 del 2004.
    Per tale via si è leso l’affidamento dei consociati nella natura definitiva della normativa in questione, e con esso, in ultima analisi, la stessa certezza del diritto , che la Corte Costituzionale ha espressamente individuato come un valore suscettibile di essere compromesso da «ogni condono edilizio», così da fungere da criterio, unitamente ad altri, alla luce del quale valutare l’osservanza degli «stretti limiti» imposti al condono dal sistema costituzionale (sentenze n. 196 del 2004 e n. 369 del 1988).
  • E’ costituzionalmente illegittima la lettera c) del primo comma dell’art. 1 della legge n. 25 del 2007della legge della Regione Basilicata. Infatti l’inserimento nell’art. 3, comma 1, lettera d), della legge regionale n. 18 del 2004 (articolo intitolato “Opere non suscettibili di sanatoria”) del divieto di sanare le opere abusive edificate su aree sottoposte a vincoli di tutela solo quando questi ultimi «comportino l’inedificabilità assoluta», va posto a raffronto non solo con l’art. 33 della legge n. 47 del 1985, la cui osservanza, quanto ai limiti imposti alla sanatoria dai vincoli di inedificabilità, è espressamente garantita dal comma 27 dell’art. 32 del decreto-legge n. 269 del 2003, ma anche con la lettera d) del medesimo comma appena citato. Tale disposizione, infatti, attribuisce effetto impeditivo della sanatoria ad ulteriori vincoli, che la norma impugnata, derogando a quanto già previsto in origine dalla legge regionale n. 18 del 2004, avrebbe invece l’effetto di vanificare. La disposizione è, pertanto, illegittima per i medesimi motivi esposti nel punto precedente.


Testo:



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