26/01/2005 578 Roma T.A.R. per il Lazio

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Autorità:-- T.A.R. per il Lazio

Data:-- 26/01/2005 -------------- Numero: -- 578 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Mangia ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Guerrieri

Premassima:

Massima:
  1. L’esecuzione di opere abusive costituisce presupposto sufficiente per l’adozione di misure ripristinatorie, sicché quest’ultime sono sufficientemente motivate con l’affermazione dell’accertata abusività dell’opera, essendo “in re ipsa” l’interesse alla sua rimozione.
  2. Nel caso in cui sia decorso lungo tempo fra la realizzazione dell’opera abusiva e l’adozione della misura repressiva, l’ordine di demolizione deve contenere un’adeguata motivazione sul pubblico interesse attuale al sacrificio delle posizioni soggettive ormai consolidate perché l’inerzia degli organi amministrativi preposti al controllo del territorio ingenera in capo al privato un evidente affidamento sulla regolarità delle opere e sulla carenza di interesse pubblico alla loro demolizione.
  3. Il proprietario limitrofo è sempre titolare di un interesse qualificato alla salvaguardia delle caratteristiche urbanistiche della zona e, dunque, può non solo spiegare le azioni civili di demolizione e, se ciò non sia possibile, quelle risarcitorie, ma è al tempo stesso legittimato ad impugnare la mancata adozione di misure rispristinatorie e, quindi, l’inerzia degli organi comunali preposti, ovvero finanche l’illegittima comminatoria di una sanzione pecuniaria anziché demolitoria.
  4. Il proprietario confinante può pretendere, se non vengono adottate le misure richieste ed ove abbia inoltrato una denuncia sufficientemente circostanziata, un provvedimento che ne spieghi esplicitamente le ragioni, con la definitiva conseguenza che il silenzio serbato sull’istanza integra gli estremi del silenzio rifiuto sindacabile in sede giurisdizionale.
  5. In materia edilizia l’obbligo del Comune di provvedere sulle richieste dei cittadini non sussiste soltanto nel caso in cui essi chiedano un atto positivo in loro favore (permesso di costruire, autorizzazione ecc.), ma anche quando chiedano l’eliminazione di abusi edilizi o, comunque, il rispetto della normativa edilizia o di piani convenzionati, allorché abbiano a trovarsi in un rapporto di stabile collegamento con l’area interessata dall’intervento.
  6. La legittimazione attiva ai ricorsi in materia edilizia è collegata ad una pluralità di interessi, i quali sono attinenti non solo all’osservanza delle prescrizioni regolatrici dell’edificazione, ma anche alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, alla circolazione veicolare, al rispetto degli standards urbanistici, al corretto insediamento di attività commerciali e simili. Ne consegue che non occorre procedere a specifiche indagini per accertare, in concreto, se i lavori realizzati comportino un effettivo pregiudizio per il soggetto che propone l’impugnazione.
  7. L’istanza dell’interessato mirante ad ottenere il riesame da parte dell’Amministrazione di un atto autoritativo, non impugnato tempestivamente dal medesimo, non comporta la configurazione di un obbligo di provvedere, in quanto tale obbligo inficerebbe, tra l’altro, le ragioni di certezza delle situazioni giuridiche e di efficienza gestionale che sono alla base dell’agire autoritativo dell’Amministrazione e dell’inoppugnabilità dopo breve termine dei relativi atti.


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