22/07/2009 4137 Salerno T.A.R. per la Campania

Benvenuto
Autorità:-- Tar per la Campagna

Data:-- 22/07/2009 -------------- Numero: -- 4137 -------------- Sede: -------------- Salerno

Relatore:-- Francesco Gaudieri ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Filippo Portoghese

Premassima:

Risarcimento danni per illegittimo diniego del permesso di costruire



Massima:
  • L’accertata illegittimità dei provvedimenti adottati dall’amministrazione non integra di per sé gli estremi di una condotta colposa, cui ricollegare automaticamente l’obbligo risarcitorio, dovendo a tal fine prendersi in considerazione il comportamento complessivo degli organi che sono intervenuti nel procedimento, il quadro delle norme rilevanti ai fini dell’adozione della statuizione finale, la presenza di possibili incertezze interpretative in relazione al contenuto prescrittivo delle disposizioni medesime, onde apprezzare se l’organo procedente sia incorso in violazione delle comuni regole di buona amministrazione, di correttezza, di imparzialità e buon andamento (ex pluribus, C.d.S., sez. VI, 21 febbraio 2008; sez. IV, 10 agosto 2004, n. 5500; 19 dicembre 2003, n. 8363).
  • Per quanto riguarda l’elemento soggettivo si deve accedere ad una nozione di colpa che tenga conto dei vizi che inficiano il provvedimento, nonché, in linea con la giurisprudenza comunitaria, della gravità della violazione commessa dall’Amministrazione, anche alla luce dell’ampiezza delle valutazioni discrezionali ad essa rimesse, dei precedenti giurisprudenziali, delle condizioni concrete e dell’apporto dato dai privati nel procedimento (C.S., IV Sez., n. 3169/01). Pertanto, la responsabilità per colpa può essere affermata quando la violazione risulti grave e commessa in un contesto di circostanze di fatto e in un quadro di riferimenti normativi e giuridici tale da palesare ictu oculi la negligenza e l’imperizia dell’organo amministrativo nell’assunzione del provvedimento viziato; viceversa va negata quando l’indagine conduca al riconoscimento di un errore scusabile, per la sussistenza di contrasti giurisprudenziali, per l’incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto (C.S., IV sez., n.551/05; 3169/01; V Sez., n.3465/04; VI Sez. n.6281/01).
  • Nel caso in esame, il Collegio ritiene che siano ravvisabili gli estremi della colpa grave a carico del Comune di Montella per essere addivenuto ad una pedissequa applicazione della previsione del programma di fabbricazione (vedi verbale della commissione edilizia dell’11.8.1993 allegato alla CTU n. 18 laddove si precisa che “il Presidente preliminarmente chiarisce che intende procedere pedissequamente seguendo…le previsioni del vigente strumento urbanistico senza alcuna deroga”) senza esternare le ragioni utili a disattendere un consolidato indirizzo giurisprudenziale in materia di concessioni dirette in zone sufficientemente urbanizzate; la circostanza che il diniego sia stato poi ritenuto corretta in primo grado anche dal giudice della legittimità, ed è stata successivamente disattesa dal giudice di appello a conclusione del giudizio di secondo grado, non costituisce un esimente (vedi in proposito Cons. St. Sez. V n. 3621 del 2006), atteso che il diniego non è stato opposto all’esito di una ponderata valutazione dello stato di urbanizzazione della zona bensì, a tavolino, sulla scorta di una personale interpretazione della questione di diritto da parte degli operatori della pubblica amministrazione. In definitiva, il diniego di concessione edilizia non è stato determinato dalla complessità della situazione di fatto, o da oggettive difficoltà interpretative, bensì da una rigida presa di posizione della commissione edilizia, in dispregio delle correnti acquisizioni giurisprudenziali, tale da configurare un’ingiustificata violazione dei canoni di legalità e di correttezza cui deve sempre ispirarsi l’azione amministrativa, secondo quanto stabilito dall’art. 97 cost., senza che sussistessero cause esimenti. A ciò aggiungasi che, non può neppure prescindersi dal considerare che il comportamento posto in essere dalla resistente amministrazione sia stato caratterizzato dalla violazione dei doveri di imparzialità, correttezza e buona amministrazione (Cass. Civ. Sez. I 23 luglio 2004 n. 13804), essendo rimasto definitivamente accertato, anche a mezzo della CTU che, “ il Comune di Montella prima dell’11.8.1993…rilasciava correntemente concessioni edilizie in zona C2 senza la preventiva redazione di un piano attuativo… il Comune di Montella aveva, a più riprese, rilasciato concessioni dirette, sulla base, è da presumere, della sufficienza delle infrastrutture esistenti in situ” (vedi anche certificazione del 29.11.2007, a firma del Responsabile del Servizio n. 2), obliterando immotivatamente anche l’apporto partecipativo del privato al procedimento: tutti i riferiti elementi, insomma, escludono che possa qualificarsi come errore scusabile, ovvero errore in buona fede, quello commesso dall’amministrazione comunale all’atto dell’emanazione dell’illegittimo diniego.
  • Ai fini della quantificazione del danno si deve tenere conto (in quanto avrebbe quanto meno potuto limitare il danno subìto – Cons. St. n. 6538/2008) della omessa presentazione di un’istanza di variante allo strumento urbanistico generale, attraverso cui l’amministrazione comunale avrebbe potuto tener conto dell’intervenuto annullamento del diniego di concessione edilizia ed eventualmente attribuire – compatibilmente con l’assetto degli interessi pubblici determinato dal nuovo strumento urbanistico – all’area di proprietà del deducente una destinazione urbanistica che ne consentisse l’edificabilità (coerentemente con i principi fissati dalla decisione dell’Adunanza Plenaria 8 gennaio 1986, n. 1). (Nel caso in esame il Collegio ha operato una decurtazione del cinquanta per cento).


Testo:



Non era la Sentenza che cercavi?

Continua La ricerca

Generic selectors
Cerca il Termine esatto
Cerca per titolo
Cerca nel contenuto
Search in posts
Search in pages
sentenza
Filtra per Categoria
Sentenze