21/10/2005 9333 Roma T.A.R. per il Lazio

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Autorità:-- T.A.R. per il Lazio

Data:-- 21/10/2005 -------------- Numero: -- 9333 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Cogliani ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Giulia

Premassima:

Condono edilizio – Limiti dimensionali delle opere



Massima:
  • La tutela giurisdizionale in materia di concessioni edilizie rilasciate a terzi non può essere limitata ai soli proprietari frontisti o confinanti, ma deve essere estesa anche ai non proprietari e a tutti coloro i cui interessi di vita (anche economici) siano comunque correlati all’interesse urbanistico della particolare disciplina di ciascuna zona, tanto da doversi riconoscere a detti interessi la natura di “interessi di zona”, in cui la zona va intesa quale “entità territoriale con peculiari caratteristiche, cui dà rilievo la legislazione urbanistica” (Cassazione civile, sez. un., 25 ottobre 1982, n. 5530). (Nel caso di specie, i ricorrenti erano legati da uno stabile collegamento con il territorio essendo l’una – la società GRA.DE s.r.l. – gestore di un proprio punto vendita immediatamente a ridosso dell’immobile Fonte Appia e l’altra – Unione commercianti di Ciampino – ente esponenziale dei smercianti della zona, che agiscono a tutela dell’interesse urbanistico, correlato all’interesse economico potenzialmente, ma immediatamente, inciso dalla modificazione anche commerciale della zona, a seguito del rilascio delle concessioni impugnate con i 19 ricorsi)
  • I limiti, sia temporali di realizzazione delle opere che relativi all’aumento di volumetria, previsti dall’art. 39, comma 1, l. n. 724 del 1994 (secondo cui “Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47 e successive modificazioni e integrazioni, come ulteriormente modificate dal presente articolo, si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 dicembre 1993, e che non abbiano comportato ampliamento del manufatto superiore al 30 per cento della volumetria della costruzione originaria ovvero, indipendentemente dalla volumetria iniziale, un ampliamento superiore a 750 metri cubi. Le suddette disposizioni trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra relative a nuove costruzioni non superiori ai 750 metri cubi per singola richiesta di concessione edilizia in sanatoria”), devono trovare applicazione sia nel caso di costruzione di nuova opera che in caso di mutamento di destinazione.
  • In materia di condono edilizio, ogni edificio deve intendersi come un complesso unitario che fa capo ad un unico soggetto legittimato e le istanze di oblazione eventualmente presentate in relazione alle singole unità che compongono tale edificio devono essere riferite ad una unica concessione in sanatoria, che riguarda quest’ultimo nella sua totalità. Ciò in quanto la “ratio” della norma è di non consentire l’elusione del limite legale di consistenza dell’opera per la concedibilità della sanatoria, attraverso la considerazione delle singole parti in luogo dell’intero complesso edificatorio. (Cfr. Cassazione penale, sez. III, 26 aprile 1999, n. 8584).


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