20/10/2010 7591 Roma Consiglio di Stato

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Autorità:-- Consiglio di Stato

Data:-- 20/10/2010 -------------- Numero: -- 7591 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Fabio Taormina ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Giuseppe Severini

Premassima:

Legittimazione ad impugnare una concessione edilizia



Massima:
  • L’art. 31, c. 9 l. 17-8-1942, n. 1150, come modificato dall’art. 10 l. 6-8-1967, n. 765, non ha introdotto un’azione popolare che consentirebbe a qualsiasi cittadino di impugnare il provvedimento che prevede la realizzazione di un’opera per far valere comunque l’osservanza delle prescrizioni che regolano l’edificazione, ma ha riconosciuto una posizione qualificata e differenziata solo in favore dei proprietari di immobili siti nella zona in cui la costruzione è permessa e a coloro che si trovano in una situazione di “stabile collegamento” con la stessa. La legittimazione deve essere per lo meno specificata nell’impugnativa, con riferimento alla situazione concreta e fattuale, indicando la ragione, il come e la misura con cui il provvedimento impugnato si rifletta sulla propria posizione sostanziale determinandone una lesione concreta, immediata e attuale. Ne consegue che il presupposto processuale in questione ricorre allorché si “giustifichi” il petitum indicando la natura del collegamento ed il danno asseritamente subìto.
  • Corollario di tale orientamento è quello della preventiva definizione di taluni “indici di interesse” che legittimano, in quanto tale, a proporre l’impugnazione. Così, ancora di recente, ha condivisibilmente affermato la giurisprudenza: “La legittimazione a impugnare una concessione edilizia deve essere riconosciuta al proprietario di un immobile sito nella zona interessata alla costruzione, o comunque a chi si trovi in una situazione di stabile collegamento con la zona stessa, la quale non postula necessariamente l’adiacenza fra gli immobili, essendo sufficiente la semplice prossimità, senza che sia necessario dimostrare ulteriormente la sussistenza di un interesse qualificato alla tutela giurisdizionale.”(Cons. Stato , sez. IV, 16 marzo 2010 , n. 1535)
  • “Alla concessione edilizia in sanatoria di cui all’art. 31, l. 28-2-1985, n. 47 sono applicabili i principi in materia di legittimazione all’impugnazione da parte dei proprietari dei fondi confinanti incisi dalla sanatoria dell’illecito, se non conforme a legge; tale legittimazione sussiste per il fatto stesso che il terzo si trovi in una situazione di stabile collegamento con la zona interessata dalla costruzione oggetto di sanatoria, a prescindere da ogni indagine sulla sussistenza di un ulteriore specifico interesse.”(Cons. Stato, sez. IV, 30 novembre 2009 , n. 7491).
  • Peraltro la giurisprudenza recente in talune pronunce si è spinta a postulare identità dei concetti di vicinitas e legitimatio ad causam, (superando così il più restrittivo orientamento secondo il quale “ai fini dell’impugnazione di una concessione edilizia, la condizione della vicinitas, ossia dello stabile collegamento tra il ricorrente e la zona interessata dall’intervento assentito, va valutata alla stregua di un giudizio che tenga conto della natura e delle dimensioni dell’opera realizzata, della sua destinazione, delle sue implicazioni urbanistiche ed anche delle conseguenze prodotte dal nuovo insediamento sulla qualità della vita di coloro che per residenza, attività lavorativa e simili, sono in durevole rapporto con la zona in cui sorge la nuova opera.” (Cons. Stato , sez. IV, 31 maggio 2007 , n. 2849) affermando che “il possesso del titolo di legittimazione alla proposizione del ricorso per l’annullamento di una concessione edilizia, che discende dalla c.d. vicinitas, cioè da una situazione di stabile collegamento giuridico con il terreno oggetto dell’intervento costruttivo autorizzato, esime da qualsiasi indagine al fine di accertare, in concreto, se i lavori assentiti dall’atto impugnato comportino o meno un effettivo pregiudizio per il soggetto che propone l’impugnazione atteso che l’esistenza della suddetta posizione legittimante abilita il soggetto ad agire per il rispetto delle norme urbanistiche, che assuma violate, a prescindere da qualsiasi esame sul tipo di lesione, che i lavori in concreto gli potrebbero arrecare” (Cons. Stato, sez. IV, 12 maggio 2009 , n. 2908).


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