19/12/2006 1711 Genova T.A.R. per la Liguria

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Autorità:-- T.A.R. per la Liguria

Data:-- 19/12/2006 -------------- Numero: -- 1711 -------------- Sede: -------------- Genova

Relatore:-- Ponte ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Vivenzio

Premassima:

Le norme sulle distanze dei fabbricati contenute nel d.m. 2 aprile 1968, n. 1444 hanno carattere pubblicistico e inderogabile.



Massima:
  • La sopraelevazione – per tale intendendosi qualsiasi costruzione che si eleva al di sopra della linea di gronda di un preesistente fabbricato – deve rispettare le distanze legali tra costruzioni stabilite dalla normativa vigente al momento della realizzazione della stessa, poiché comporta sempre un aumento della volumetria preesistente (cfr. T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 27 gennaio 2006, n. 565 e Cassazione civile , sez. II, 12 gennaio 2005, n. 400).
  • L’art. 9, comma 1, d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, laddove prescrive per gli edifici ricadenti in zone territoriali diverse dalla zona A la distanza minima assoluta di dieci metri tra le pareti di edifici antistanti, essendo disposizione di ordine pubblico atta ad evitare intercapedini dannose per la salute pubblica, è tassativa ed inderogabile, con l’unica eccezione di edifici ricompresi in un piano particolareggiato.
  • Le norme sulle distanze dei fabbricati contenute nel d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, a differenza di quelle sulle distanze dai confini derogabili mediante convenzione tra privati, hanno carattere pubblicistico e inderogabile, in quanto dirette, più che alla tutela di interessi privati, a quella di interessi generali in materia urbanistica, sicché l’inderogabile distanza di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima essendo consentita alla p.a. solo la fissazione di distanze superiori. (cfr. T.A.R. Liguria Genova, sez. I, 07 luglio 2005 , n. 1027).
  • L’art. 136 t.u. 6 giugno 2001 n. 380, nell’abrogare (con effetto ex nunc) l’art. 17, comma 1 lett. c, delle legge n. 765 del 1967, ha lasciato in vigore i commi 6, 8, 9, dell’art. 41 quinquies della legge n. 1150 del 1942, talchè gli strumenti urbanistici locali devono osservare la prescrizione di cui all’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, che prevede la distanza minima inderogabile di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; pertanto, nel caso di norme contrastanti, il giudice è tenuto ad applicare la disposizione di cui al citato art. 9, in quanto automaticamente inserita nello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima (cfr. Cassazione civile , sez. II, 29 maggio 2006 , n. 12741).
  • Il concetto di sopraelevazione si differenzia da quello di mero innalzamento; quest’ultimo, specie se modesto ed inidoneo a determinare un incremento volumetrico, può risultare compatibile con la nozione di ristrutturazione, mentre non altrettanto può affermarsi nel caso di una sopraelevazione che sia inscindibilmente connessa all’incremento volumetrico in ragione di un rapporto di causa ed effetto e che sia quindi diretta all’accrescimento della cubatura di un fabbricato (cfr. ad es. T.A.R. Piemonte Torino, sez. I, 19 novembre 2003 , n. 1603).
  • L’ampliamento di un fabbricato attraverso la sopraelevazione di un piano (con un raddoppio dell’ingombro come nel case de quo) non può configurarsi alla stregua di una mera ristrutturazione.
  • Il difetto di motivazione dell’autorizzazione paesaggistica non è qualificabile alla stregua di un vizio di forma ai sensi dell’art. 21 octies comma 2 l. n. 241 del 1990, atteso che sottende all’esplicazione di un giudizio connesso alla tutela di interessi primari di tutela ex art. 117 lett. s) Cost., né l’autorizzazione paesaggistica può qualificarsi come atto vincolato (prima parte comma 2), trattandosi di valutazione di compatibilità rispetto ai vincoli sussistenti in loco pienamente discrezionale, né nel caso di specie è stato dedotto alcun difetto di comunicazione (seconda parte comma 2).


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