18/06/2007 5534 Roma T.A.R. per il Lazio

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Autorità:-- T.A.R. per il Lazio

Data:-- 18/06/2007 -------------- Numero: -- 5534 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- De Michele ------------------------ -------------- Presidente: -------------- De Michele

Premassima:

Mutamento d’uso da civile abitazione a residenza psichiatrica



Massima:
  • Il mutamento di destinazione d’uso esula senz’altro dalla nozione di manutenzione ordinaria o straordinaria (art. 3, comma 1, lettere a e b del D.P.R. 6.6.2001, n. 380 – Testo Unico dell’Edilizia), può rientrare fra gli interventi di risanamento conservativo (art. 3 cit., lettera c), nei limiti delle destinazioni compatibili con la struttura – e con la categoria funzionale – dell’immobile stesso, o va senz’altro ricompreso nell’ampia nozione di ristrutturazione, nei termini di cui al medesimo citato articolo 3, lettera d); quanto al titolo abilitativo necessario, il permesso di costruire è senz’altro richiesto – anche per il mero mutamento di destinazione d’uso senza opere – per gli immobili compresi nelle zone omogenee A, mentre per gli “altri mutamenti, connessi o non connessi a trasformazioni fisiche, dell’uso di immobili o di loro parti”, spetta alla Regione definire con legge la necessità di permesso di costruire o la sufficienza della cosiddetta D.I.A.. (art. 10, comma 1, lettera c e comma 2 del D.P.R. n. 380/06 cit.); un’attenzione particolare, tuttavia, deve essere riservata all’art. 32 del medesimo D.P.R. che in ogni caso considera “variazione essenziale” del progetto approvato (con le conseguenze sanzionatorie, previste dal precedente art. 31 per gli interventi eseguiti senza permesso di costruire) “il mutamento di destinazione che implichi variazione degli standards urbanistici, di cui al decreto ministeriale 2.4.1968”.
  • Un immobile destinato a civile abitazione, che venga adibito a residenza psichiatrica, subisce un mutamento di destinazione d’uso, pur conservando – nella distribuzione e organizzazione interna degli spazi – le “caratteristiche” esteriori di una residenza, per le finalità terapeutiche specificate dalla normativa di settore. Il mutamento in questione incide sugli standards urbanistici, come definiti dal D.M. 2.4.1968, n. 1444.
  • Le ristrutturazioni effettuabili previa D.I.A., disciplinate dall’art. 22, terzo comma, del D.P.R. n. 380/01 debbono ritenersi soggette alla sanzione ripristinatoria, di cui all’art. 33 del medesimo D.P.R. e non alla sanzione pecuniaria che, per opere eseguite in assenza o difformità da D.I.A., il successivo art. 37 prevede, ma con riferimento esclusivo ai primi due commi del citato art. 22.


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