18/05/2005 6497 Napoli T.A.R. per la Campania

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Autorità:-- Tar per la Campagna

Data:-- 18/05/2005 -------------- Numero: -- 6497 -------------- Sede: -------------- Napoli

Relatore:-- Polidori ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Pugliese

Premassima:

Massima:
  1. Se è vero che l’obbligo di richiedere la licenza edilizia è stato generalizzato solo con l’entrata in vigore dell’art. 10, l. 765/1967, è anche vero che in precedenza l’art. 31, comma 1, l. 1150/1942 già prevedeva l’obbligo di richiedere la licenza edilizia per gli interventi edilizi da eseguire nei centri abitati e nelle zone di espansione previste dal piano regolatore (ove esistente).
  2. La circostanza che l’opera abusiva sia stata eseguita su area oggetto di concessione di suolo pubblico a favore dell’autore dell’abuso non osta all’emissione dell’ordinanza di demolizione ai sensi dell’art. 14 l. 47/1985, perchè il rilascio dei titoli che abilitano all’edificazione impone un particolare iter procedimentale finalizzato all’effettuazione delle pertinenti valutazioni urbanistiche e, quindi, la concessione di suolo pubblico, riflettendo scelte di tutt’altro tenore, non può assumere alcuna valenza ai fini urbanistici.
  3. L’ordine di demolizione, come tutti i provvedimenti sanzionatori in materia edilizia, è atto vincolato e, quindi, non richiede una specifica valutazione delle ragioni d’interesse pubblico, né una comparazione di quest’ultimo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati. Infatti il presupposto per l’adozione dell’ordine di demolizione è costituito soltanto dalla constatata esecuzione dell’opera in totale difformità dalla concessione o in assenza della medesima, con la conseguenza che tale provvedimento – ove ricorrano i predetti requisiti – è sufficientemente motivato con l’affermazione dell’accertata abusività dell’opera, essendo in re ipsa l’interesse pubblico alla sua rimozione.
  4. La funzione repressiva, essendo collegata alla tutela dell’interesse pubblico all’ordinato sviluppo del territorio, così come delineato nello strumento urbanistico e nella regolamentazione edilizia vigenti, non è soggetta a termini di decadenza o di prescrizione e può essere esercitata anche a notevole distanza di tempo dalla commissione dell’abuso (Cons. Stato, Sez. IV, n. 2529/2004 cit.).
    L’orientamento giurisprudenziale secondo il quale, ove sia decorso un notevole lasso di tempo dalla commissione dell’abuso edilizio, l’Amministrazione è tenuta a specificare la sussistenza dell’interesse pubblico alla eliminazione dell’opera realizzata o addirittura ad indicare le ragioni della sua prolungata inerzia, atteso che si sarebbe ingenerato un affidamento in capo al privato (T.A.R. Marche, 29 agosto 2003, n. 976; Cons. Stato, Sez. V, 19 marzo 1999, n. 286), può essere condiviso solo se riferito a situazioni assolutamente eccezionali nelle quali risulti evidente la sproporzione tra il sacrificio imposto al privato e l’interesse pubblico al ripristino della legalità violata.
  5. Non essendo di norma richiesta all’Amministrazione una comparazione dell’interesse pubblico alla demolizione con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, non rileva l’omessa valutazione delle conseguenze che l’esecuzione del provvedimento impugnato potrebbe avere sulle altre strutture del ristorante.
  6. L’art. 14 della legge n. 47/1985 – diversamente dall’art. 7 della stessa legge, relativo alle opere abusive realizzate su suolo di proprietà privata – non indica quale debba essere il termine da assegnare al responsabile dell’abuso (T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, 1° febbraio 2005, n. 1624), sicché è legittimo il termine di 10 giorni concesso al ricorrente per provvedere alla demolizione.
    L’articolo 12, comma 2, l. 47/1985 (che prevede l’applicazione della sola sanzione pecuniaria nel caso in cui la demolizione non possa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità) non è applicabile in presenza di opere eseguite senza concessione edilizia e non di opere eseguite in parziale difformità dalla stessa (T.A.R. Puglia Bari, Sez. II, 14 febbraio 2002, n. 832). Inoltre, per l’applicazione della norma, occorre una seria ed idonea dimostrazione del pregiudizio stesso sulla struttura e sull’utilizzazione del bene residuo (Cons. Stato, Sez. V, 12 novembre 1999, n. 1876).


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