16/02/2010 888 Roma Consiglio di Stato

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Autorità:-- Consiglio di Stato

Data:-- 16/02/2010 -------------- Numero: -- 888 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Anna Leoni ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Salvatore

Premassima:

Un impianto per la lavorazione di sanse vergini non è un’attività strettamente connessa alla trasformazione di prodotti agricoli, bensì è una vera e propria attività industriale di secondo livello



Massima:
  • Si definiscono attività connesse all’agricoltura (art. 2135 c.c., nel testo introdotto dal D.Lgs. 18-5-2001 n. 228) le attività esercitate dal medesimo imprenditore agricolo dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l’utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione e di ospitalità, come definite dalla legge. La parte del nuovo art. 2135 c.c. riferita alle cosiddette “attività connesse” è quella che ha suscitato maggiori discussioni, in quanto quella di “attività connesse” non costituisce un’ulteriore definizione che si aggiunge alle fondamentali, ma sta proprio ad indicare che esse non possono essere esercitate da soggetti diversi dall’imprenditore agricolo che esercita una o più delle attività di coltivazione del fondo, silvicoltura e allevamento di animali. Infatti, il nuovo secondo comma inizia proprio affermando che le attività subito dopo elencate si intendono sempre “connesse” quando sono svolte dall’imprenditore agricolo che esercita le attività di coltivazione del fondo, silvicoltura e allevamento di animali. Secondo l’elencazione contenuta nella norma, queste attività sono quelle “dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione” dei prodotti. A proposito di questi ultimi la norma, logicamente, precisa che le attività connesse, come prima elencate, devono avere “ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall’allevamento di animali”. Viene introdotto il concetto di “prevalenza”, fino ad ora presente in una parte della legislazione riferita alle attività agricole e mai esplicitato chiaramente, il che consente all’imprenditore agricolo il ricorso al mercato per acquistare prodotti da destinare alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione, sempreché non siano prevalenti rispetto a quelli ottenuti dall’imprenditore attraverso la coltivazione del fondo o del bosco e l’allevamento di animali e integrino il prodotto originario al fine di realizzare un migliore prodotto finale.
  • La suddetta attività “connessa” dell’imprenditore agricolo deve restare collegata all’attività dal medesimo esercitata in via principale mediante un vincolo di strumentalità o complementarietà funzionale, in assenza del quale essa non rientra nell’esercizio normale dell’agricoltura ed assume, invece, il carattere prevalente od esclusivo dell’attività commerciale o industriale (cfr. Cons. Stato, IV Sez., 12-10-1999 n. 1555; 14-5-2001 n. 2669; VI Sez., 6-3-2007 n. 1051).
  • Allorquando l’attività della cui connessione con un’attività propriamente agricola si discute abbia in concreto dimensioni tali (anche nell’ambito della medesima impresa) che la rendono principale rispetto a quella agricola, deve escludersi il carattere agricolo dell’attività stessa (Cass. 6-6-1974 n. 1682, ripresa da Cons. Stato, VI Sez., n. 1051/07 cit.).
  • Un impianto per la lavorazione di sanse vergini, il cui processo tecnologico consiste nell’estrazione, mediante particolari strutture di essiccazione ad aria calda, del nocciolino di sansa da utilizzare come combustibile, non è un’attività strettamente connessa alla trasformazione di prodotti agricoli, bensì è una vera e propria attività industriale di secondo livello, che utilizza residui derivanti dalla lavorazione dell’oliva provenienti da opifici operanti su una vasta area territoriale e in cui la precedente lavorazione ne ha spezzato la diretta derivazione dalla produzione agricola in quanto tale. Invero, in tanto un impianto può essere considerato strettamente connesso con la trasformazione di prodotti agricoli in quanto l’aspetto industriale di trasformazione sia, per un verso, connesso alla chiusura del ciclo produttivo agricolo e, per altro verso, non sia prevalente, per modalità di approvvigionamento o di trasformazione, rispetto all’attività agricola in quanto tale.


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