14/04/2005 185 Pescara T.A.R. per l’Abruzzo

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Autorità:-- T.A.R. per l'Abruzzo

Data:-- 14/04/2005 -------------- Numero: -- 185 -------------- Sede: -------------- Pescara

Relatore:-- Eliantonio ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Catoni

Premassima:

Massima:
  • L’art. 31, lettera d), L. 5 agosto 1978, n. 457, definiva la ristrutturazione edilizia come un intervento “rivolto a trasformare l’organismo edilizio mediante un insieme sistematico di opere che può portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente”. Il concetto di ristrutturazione edilizia comprende anche la demolizione seguita dalla fedele ricostruzione del manufatto, purché tale ricostruzione assicuri la piena conformità di sagoma, di volume e di superficie tra il vecchio ed il nuovo manufatto.
  • L’art. 10 del T.U. edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380), nell’individuare le opere soggette a permesso di costruire e le opere soggette a D.I.A., ha, tra l’altro, previsto, alla lettera d), che sono subordinati a permesso di costruire gli interventi di ristrutturazione con “modifiche del volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobili ricompresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso”. Tale nuova formulazione non ha modificato la nozione di ristrutturazione contenuta nella disciplina previgente (art. 31, lettera d), L. 5/8/1978, n. 457), ma si è limitata semplicemente a chiarire quali interventi sia possibile realizzare con il permesso di costruire e quali sia possibile realizzare con la semplice denuncia di inizio di attività.
  • Ai sensi dell’art. 21-octies L. 7/8/1990, n. 241 introdotto dall’art. 14 L. 1/2/ 2005, n. 15, non è annullabile il provvedimento adottato in violazione delle norme sulla “forma degli atti” (per esempio – come nel caso di specie – per difetto di motivazione) “qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato”. Tale norma dispone che non possa disporsi l’annullamento di un atto in relazione ad una sua supposta carenza di motivazione, quando – ove si tratti, come nel caso di specie, di un atto vincolato – “sia palese” che il contenuto dispositivo dell’atto (nella specie il diniego del permesso di costruire) non sarebbe stato diverso. (Nel caso di specie il TAR ha respinto il ricorso di una Società proprietaria di un opificio industriale adibito a fabbrica di liquirizia che voleva destinare il piano terra ed i primi quattro piani dell’edificio di sua proprietà a locali artigianali e l’ultimo piano ad uffici amministrativi, osservando che tale destinazione non era compatibile con la previsione di piano comunale, in quanto, da un lato, nella zona non potevano essere localizzati impianti, stabilimenti ed opifici artigianali o industriali (f2 e f3), per cui non poteva essere conservata la destinazione d’uso del vecchio opificio e, dall’altro lato, le botteghe artigianali nella zona non potevano avere una superficie totale superiore a mq. 400, mentre, nella specie, la ricorrente voleva adibire quasi l’intero fabbricato a locali artigianali).


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