13/05/2009 1139 Bari T.A.R. per la Puglia

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Autorità:-- T.A.R. per la Puglia

Data:-- 13/05/2009 -------------- Numero: -- 1139 -------------- Sede: -------------- Bari

Relatore:-- Vito Mangialardi ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Amedeo Urbano

Premassima:

Risarcimento danni da annullamento della concessione edilizia



Massima:
  • Un atto di annullamento di un titolo abilitativo edilizio, va analizzato e giudicato con maggior rigore, poichè viene ad incidere non già sull’aspettativa (interesse pretensivo) del cittadino all’abitazione, bensì sul titolo acquisito all’interevento costruttivo disposto dall’atto provvedimentale della p.a. (concessione edilizia) che ha creato tra parte pubblica e privata un rapporto, rapporto che pur fondandosi su un provvedimento e non su un contratto ben può essere assimilato ad un rapporto contrattuale. La rottura di detto rapporto causata dall’adozione di un atto illegittimo (revoca, annullamento d’ufficio) genera in capo al soggetto pubblico una responsabilità di natura contrattuale o quanto meno da contatto sociale qualificato; si vuol dire che l’atto di ritiro della p.a. ha leso il legittimo affidamento che il privato aveva maturato circa la perdurante validità del provvedimento, per cui se il provvedimento di secondo grado è illegittimo e viene annullato (come nella specie) dal g.a. si può ben ritenere che la relativa responsabilità che sorge in capo alla p.a. sia di natura contrattuale considerato che la posizione del privato acquisita per rilascio della concessione edilizia veniva a costituire una ben precisa differenziazione rispetto a quella degli altri amministrati. Di qui la presenza di particolare regole di protezione della sfera giuridica del privato che vengono a connotare il c.d. contatto sociale tra p.a. e cittadino.
  • Il danno conseguente al non poter vivere con serenità nella casa sottoposta a continuo rischio di demolizione e sgombero incide negativamente sulle condizioni di esistenza e di abitazione del ricorrente e, quindi, su valori costituzionalmente protetti, quali il rispetto del proprio domicilio (art. 14 Cost.), il diritto ad una esistenza dignitosa di cui all’art. 2 Cost., il rispetto quindi della propria vita privata e del proprio domicilio pure affermato nell’art. 8 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo.
  • Nel caso di specie il danno deve essere valutato equitativamente ai sensi dell’art. 2056 comma 1 e dell’art. 1226 del cod. civile, nella misura di euro 250,00 mensili e ciò per il “ridotto” godimento della villa da parte dell’interessato, con comunque occupazione dell’immobile. I 250,00 euro (annuali € 3.000,00) vanno moltiplicati per tutto il periodo interessato che spazia da fine dic. 1997 (data dalla revoca della concessione edilizia) sino al 4 luglio 2005 (data del rilascio del certificato di abitabilità) e quindi per 8 anni e mezzo. Sulla somma così determinata (e cioè € 25.500) sono dovuti interessi legali dalla pubblicazione della sentenza sino al soddisfo.


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