12/07/2005 9499 Napoli T.A.R. per la Campania

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Autorità:-- Tar per la Campagna

Data:-- 12/07/2005 -------------- Numero: -- 9499 -------------- Sede: -------------- Napoli

Relatore:-- Storto ------------------------ -------------- Presidente: -------------- De Leo

Premassima:

Massima:
  • Costituisce costruzione, agli effetti della disciplina del codice civile sulle distanze legali, non soltanto l’opera che abbia le caratteristiche di un edificio o di una fabbrica in muratura, ma ogni manufatto che, per struttura e destinazione, ha carattere di stabilità e permanenza (nella specie il manufatto di proprietà della controinteressata era costituito da un piccolo pollaio, avente dimensioni in pianta di m. 2,00 x 2.50, altezza min. di mt. 1.70 e max di mt. 1.80, costituito da blocchi in lapicemento con copertura in legno e lamiera ondulata, oltre che da un “deposito attrezzi agricoli realizzato in muratura, copertura in lamiere e dotato di porta in ferro”).
  • Le disposizioni sulle distanze fra costruzioni sono giustificate dal fatto di essere preordinate, non solo alla tutela degli interessi dei due frontisti, ma, in una più ampia visione, anche al rispetto di una serie di esigenze generali, tra cui i bisogni di salute pubblica, sicurezza, vie di comunicazione e buona gestione del territorio (così Corte cost., sent. n. 120 del 1996). Pertanto, l’interesse pubblico primario tutelato dalle norme urbanistiche sulle distanze impone di prendere in considerazione, ai fini della valutazione di legittimità di una concessione edilizia, «la situazione di fatto quale si presenta in concreto al momento del rilascio della concessione, a nulla rilevando che taluno dei fabbricati in relazione ai quali va calcolata la distanza della nuova costruzione sia abusivo» (in questo senso, Cons. giust. amm. Sicilia, 1 giugno 1993, n. 226; Consiglio di Stato, sez. V, 6 novembre 1992, n. 1174; T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 6 luglio 1991, n. 340). Inoltre, se ai fini di tutela del prevalente interesse pubblico occorre prendere in esame la sola «situazione di fatto» esistente al momento del rilascio, neppure appare rilevante la circostanza che l’edificio avente effetto inibente sia o meno insanabile, tenuto conto che solo a seguito della concreta riduzione in pristino dei luoghi potrà dirsi sussistente una situazione di fatto conforme alla normativa sulle distanze.
  • Anche una strada privata può legittimamente dirsi asservita ad uso pubblico, ai fini dell’esenzione dal rispetto delle distanze stabilite dagli art. 873 ed 878 c.c., ove la natura pubblica della strada (o dell’uso che, di essa, ne faccia la collettività), in mancanza di specifiche convenzioni tra privati e p.a., derivi dalla sua destinazione al pubblico transito che deve risultare secondo modalità di comportamento uti cives e non uti singuli, come nel caso di passaggio finalizzato all’accesso ad unità abitative, uffici o negozi ubicati su suoli privati (cfr. Cass., 29 agosto 1998. n. 8619).


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