12/06/2007 3094 Roma Consiglio di Stato

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Autorità:-- Consiglio di Stato

Data:-- 12/06/2007 -------------- Numero: -- 3094 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Anastasi ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Paolo Salvatore

Premassima:

Distanza minima inderogabile di m. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.



Massima:
  • L’art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968 (che prescrive la distanza minima inderogabile di m. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti) non è volto alla tutela della riservatezza, ma alla salvaguardia di imprescindibili esigenze igienico sanitarie (salubrità dell’edificato). Tale distanza è, dunque, tassativa ed inderogabile (a differenza delle distanze dal confine) per via di private pattuizioni, ed opera, sia nel caso in cui una sola delle due pareti frontistanti sia finestrata, sia nel caso in cui la nuova opera sia di altezza inferiore rispetto alle preesistenti vedute o parzialmente nascosta dal muretto e dalla recinzione di confine.
  • La preesistenza di un muro a confine (che già precluda in parte il prospicere al titolare della veduta) è sostanzialmente irrilevante, ove si controverta del rispetto della norma sulle distanze tra edifici e frontistanti pareti finestrate. Tale distanza non è derogabile neppure laddove la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907, 3º comma, cod. civ. (cfr. Cass. II Sez. n. 11013 del 2002).
  • Le norme di cui al D.M. n. 1444 del 1968, emanate in forza dell’art. 17 L. 6 agosto 1967 n. 765, traggono da questa la forza di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché l’inderogabile distanza di metri 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni previsione regolamentare in contrasto con l’anzidetto limite minimo è illegittima e va annullata ove oggetto di impugnazione o, secondo l’indirizzo prevalente, comunque disapplicata, stante la sua automatica sostituzione con la clausola legale dettata dalla fonte sovraordinata. (Nel caso di specie si trattava della parete perimetrale di una autorimessa parzialmente interrata distante circa cm. 230 dalla parete finestrata est dell’immobile della ricorrente – appellante; opera elevantesi dal terreno per circa cm. 200 in parte coperti dal riporto e soprattutto sovrastante il muro di confine – alto circa cm. 100 – per una misura ben superiore a cm. 55).


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