10/03/2004 359 Bologna T.A.R. per l’Emilia Romagna

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Autorità:-- Tar Emilia Romagna

Data:-- 10/03/2004 -------------- Numero: -- 359 Bologna -------------- Sede: -------------- Bologna

Relatore:-- Calderoni ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Papiano

Premassima:

Massima:

1.     Il comma 3 dell’art. 28 D.P.R. 495/92, il quale dispone che la distanza minima per le strade di tipo “F” non deve essere inferiore a ml. 10,  si è preoccupato di approntare un dispositivo eccezionale di chiusura e salvaguardia che provvede direttamente, in via generale e suppletiva, a imporre – per tutti i tipi di strade – le fasce di rispetto indispensabili ad una corretta  circolazione.

2.     La ratio è, dunque, al tempo stesso emergenziale e sistemica, nel senso che un intero assetto prescrittivo (che abbraccia tutti i tipi di strade) viene a colmare il vuoto di normazione esistente a livello comunale: vuoto che, a sua volta, deve essere di natura sistemica e non già parziale o limitato a questa o quella tipologia stradale.

In questa logica non può prospettarsi una sorta di integrazione e/o inserzione automatica, ad opera del terzo comma dell’art. 28, di questa o quella previsione urbanistica mancante, di modo che o il Comune è radicalmente sprovvisto di strumento urbanistico ed allora si applica in toto (e per tutte le strade) la disciplina “di salvaguardia”, dettata dal predetto terzo comma, oppure il Comune è dotato di strumento urbanistico, ed allora si applica la disciplina “a regime” di cui ai primi due commi dello stesso art. 28, che per le strade F non stabilisce “distanze minime dal confine stradale ai fini della sicurezza della circolazione”. Se le NTA del Comune di Bertinoro nulla dispongono in ordine alle distanze dalle strade di interesse locale interne ai territori urbanizzati, la lacuna normativa resta e non può essere compensata facendo ricorso all’interpretazione inammissibilmente estensiva di una disposizione eccezionale e di chiusura, quale l’art. 28 terzo comma D.P.R. 495/92, per imporre al privato oneri costruttivi non espressamente previsti dall’ordinamento di settore.



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