07/04/2008 2 Roma Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato

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Autorità:-- Consiglio di Stato - Adunanza Plenaria

Data:-- 07/04/2008 2 Roma Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato -------------- Numero: -- 2 -------------- Sede: -------------- Roma

Relatore:-- Buonvino ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Salvatore

Premassima:

L’art. 12, c. 3, del d.p.r. 380/2001 (in materia di misure di salvaguardia) prevale su eventuali norme regionali previgenti di contenuto difforme, quali l’art. 5 della l.r. Lazio n. 24/1977 e l’art. 36 della l.r. Lazio n. 38/1999



Massima:
  • Le norme di principio contenute nel t.u. dell’edilizia abrogano le norme delle regioni a statuto ordinario con esse configgenti.
  • La disciplina in materia di misure di salvaguardia dettata dall’art. 12, c. 3, del d.p.r. n. 380 del 2001 prevale su eventuali norme regionali previgenti di contenuto difforme, quali l’art. 5 della l.r. Lazio n. 24 del 1977 e l’art. 36 della l.r. Lazio n. 38 del 1999, che prevedono un unico termine quinquennale per l’efficacia delle misure di salvaguardia. Ciò ai sensi dell’art. 1, c. 1, del medesimo d.p.r. n. 380/2001, secondo cui “il presente testo unico contiene i principi fondamentali e generali e le disposizioni per la disciplina dell’attività edilizia”, nonché dei commi 1 e 3 dell’art. 2, secondo cui, rispettivamente, “le regioni esercitano la potestà legislativa concorrente in materia edilizia nel rispetto dei principi fondamentali della legislazione statale desumibili dalle disposizioni contenute nel testo unico” e “le disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico, attuative dei principi di riordino in esso contenuti, operano direttamente nei riguardi delle regioni a statuto ordinario, fino a quando esse non si adeguano ai principi medesimi”.
  • L’art. 12, comma 3, del testo unico per l’edilizia ha inteso, nel riprendere i contenuti sostanziali dell’articolo unico della legge n. 1902 del 1952, dettare, pur con norma apparentemente di dettaglio, una disposizione che ben può essere riguardata quale norma di principio che, in armonia con i criteri della trasparenza, efficacia, celerità ed economicità dell’azione amministrativa e, in generale, con gli ordinari canoni di buona amministrazione e nell’ottica dei principi di semplificazione e di non aggravamento del procedimento, vale ad indurre le amministrazioni locali a definire tempestivamente l’iter procedimentale conseguente all’adozione degli strumenti urbanistici generali con il loro tempestivo invio agli organi deputati alla loro approvazione, correlando agli eventuali ritardi burocratici un regime di minor favore, volto, essenzialmente, ad evitare le strumentalizzazioni che un non sollecito esercizio dell’azione amministrativa renderebbe possibile e (con contenuti in certo modo sanzionatori delle spesso defatiganti lungaggini amministrative) a favorire una maggiore responsabilizzazione degli amministratori locali, in funzione anche dell’esigenza di tutelare il valore costituzionale della proprietà e delle connesse facoltà edificatorie.


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