06/07/2005 354 Parma T.A.R. per l’Emilia Romagna

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Autorità:-- T.A.R. per l'Emilia Romagna

Data:-- 06/07/2005 -------------- Numero: -- 354 -------------- Sede: -------------- Parma

Relatore:-- Caso ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Cicciò

Premassima:

Massima:
  • L’eventuale difformità tra due determinazioni non dà luogo al vizio di eccesso di potere nè a censure di illogicità, stante l’assenza di margini di libera valutazione degli interessi coinvolti se l’attività riveste carattere vincolato, non potendosi pretendere che l’Amministrazione perseveri nel pregresso errore.
  • Nella vigenza dell’art. 9 del decreto-legge 25 marzo 1996, n. 154 (decaduto, ma i cui effetti sono stati fatti salvi dall’art. 2, comma 61, della legge 23 dicembre 1996, n. 662) la “denuncia di inizio attività” andava presentata venti giorni prima dell’effettivo inizio dei lavori (comma 10), ma restava in ogni caso soggetta al generale regime di cui all’art. 19 della legge n. 241 del 1990, come modificato dall’art. 2 della legge n. 537 del 1993 (comma 7); onde il potere di controllo poteva essere legittimamente esercitato nei sessanta giorni successivi. Con l’art. 2, comma 60, della legge n. 662 del 1996, che ha modificato l’art. 4 del decreto-legge n. 398/93 (conv. dalla legge n. 493/93), è stato introdotto l’obbligo di inibire l’attività edilizia illegittima entro gli stessi venti giorni fissati per l’avvio dei lavori.


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