05/03/2009 211 Bologna T.A.R. per l’Emilia Romagna

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Autorità:-- T.A.R. per l'Emilia Romagna

Data:-- 05/03/2009 -------------- Numero: -- 211 -------------- Sede: -------------- Bologna

Relatore:-- Brini ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Calogero Piscitello

Premassima:

Occupazione acquisitiva



Massima:
  • Costituisce occupazione acquisitiva l’occupazione di un’area, a seguito di dichiarazione di pubblica utilità nell’ambito di una procedura espropriativa, che abbia subito un’irreversibile trasformazione in esecuzione dell’opera pubblica senza che sia intervenuto nei termini prescritti il decreto di esproprio. Si tratta di occupazione acquisitiva, le cui vertenze risarcitorie sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (Corte Cost., 191/2006, Cons. Stato, A.p. n.9/2007 e n.12/2007; Cass. SS.UU.n. 19501/2008).
  • Ove si sia verificata l’irreversibile trasformazione del fondo, la ricorrente è abilitata a richiedere, nel termine di prescrizione quinquennale dalla data della trasformazione, il risarcimento del danno.
  • Per l’accertamento dell’’elemento soggettivo della colpa, non deve aversi riguardo all’atteggiamento dell’agente ma al funzionamento complessivo dell’apparato pubblico per verificare se, in concreto, esso sia stato coerente con i principi di legalità, imparzialità e buon andamento che ai sensi dell’articolo 97 della Costituzione devono presiedere proprio all’attività amministrativa. Non può revocarsi in dubbio che la tardiva emanazione del decreto di espropriazione sia ascrivibile alla colposa violazione delle regole della procedura ovvero alla omessa efficace vigilanza sull’attività amministrativa affidata ad altri.
  • Per la liquidazione del danno dovuto al proprietario a seguito della illegittima occupazione ed irreversibile acquisizione di un fondo nella realizzazione di opera pubblica in assenza di formale decreto di esproprio, occorre fare riferimento al valore del bene medesimo all’epoca del fatto illecito (ossia al momento della radicale trasformazione del fondo, se è intervenuta durante l’occupazione illegittima, ovvero, se essa si è verificata durante l’occupazione legittima, a quello della scadenza di quest’ultima), esprimendolo poi in termini monetari che tengano conto del fenomeno inflattivo fino alla data della decisione. L’irreversibile trasformazione si realizza anche prima dell’ultimazione dei lavori, allorché il terreno abbia subito una radicale trasformazione nel suo aspetto materiale, in modo da perdere la sua conformazione fisica originaria e da risultare stabilmente ed inscindibilmente incorporato, quale parte indistinta e non autonoma, in un bene nuovo e diverso costituito dall’opera pubblica, il cui carattere e la cui destinazione derivano dalla dichiarazione di pubblica utilità (Cass., sez. I, 22.2.1994, n. 1725)- Determinante per l’irreversibile destinazione del suolo occupato a finalità di interesse generale, nel caso in cui non sia stato emesso un valido decreto di esproprio, anche prima della ultimazione dei lavori, appare la realizzazione di opere che abbiano trasformato fisicamente l’immobile occupato facendogli perdere i caratteri originari. La trasformazione del fondo privato con irreversibile destinazione all’opera pubblica, quale modo di acquisto della proprietà a titolo originario, non presuppone, infatti, necessariamente una profonda modifica materiale del fondo, essendo sufficiente la sola sua diversa collocazione nella realtà giuridica (Cass., sez. I, 12.8.1997, n. 7532; Cass., sez. I, 7.7.1994, n. 6388; Cass., sez. I, 29.11.1995, n. 12416; Cass. sez. I 27 maggio 1999 n. 5166 ).
  • La destinazione a infrastrutture per la viabilità impressa dal PRG è da considerare limitazione di carattere generale avente natura conformativa, rilevante per escludere la natura edificatoria della stessa. Ha ripetutamente precisato la Cassazione che con riguardo alla qualificazione di suoli destinati alla realizzazione di opere di viabilità previste dal piano regolatore, l’indicazione delle opere necessarie (L. 17 agosto 1942, n. 1150, art. 7, comma 2, n. 1), comporta una situazione di inedificabilità che non concreta un vincolo preordinato ad esproprio, a meno che non si tratti di destinazione assimilabile all’indicazione delle reti stradali all’interno e a servizio delle singole zone (L. n. 1150 del 1942, art. 13), viceversa riconducibili ad un vincolo imposto a titolo particolare, a carattere espropriativo (Cass. 13199/2006, 19924/2007, 7696/2006). Nel caso in esame si verte nella situazione del primo tipo.


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