03/01/2005 2 Cagliari T.A.R. per la Sardegna

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Autorità:-- T.A.R. per la Sardegna

Data:-- 03/01/2005 -------------- Numero: -- 2 -------------- Sede: -------------- Cagliari

Relatore:-- Maggio ------------------------ -------------- Presidente: -------------- Atzeni

Premassima:

Massima:
  • Il R.D. 23/10/1925 n°2357 (regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto) stabilisce, all’art. 52, 2°comma, che “le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla legge 20 giugno 1909 n°364 (normativa poi trasfusa nella L 1/6/1939 n°1089 prima, nel D.Lgs. 29/10/1999 n°490 poi, ed infine nel D.Lgs. 22/1/2004 n°42), per le antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere” (cfr. sulla esclusiva competenza degli architetti ad eseguire i lavori menzionati nel citato art. 52, 2°comma, Cons. Stato, VI Sez., 30/4/2002 n°2303, IV Sez., 9/5/2001 n°2600, 12/9/2000 n°4808, II Sez., 23/7/1997 n°386, nonché T.A.R. Veneto 28/6/1999 n°1098, T.A.R. Emilia Romagna – Bologna, II Sez., 24/1/1992 n°24)
  • La suddivisione di competenze prevista dal citato art. 52, 2°comma, non è stata superata dalle disposizioni comunitarie (direttive 85/384/CE del 21/8/1985, 85/614/CE del 31/12/1985 e 86/17/CE del 1/2/1986) che hanno equiparato – ai fini dell’espletamento dei servizi attinenti all’architettura – il titolo di ingegnere civile-edile a quello di architetto. Infatti, la richiamata normativa comunitaria, che per agevolare l’effettivo esercizio del diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi nell’ambito dei Paesi aderenti alla Unione Europea, prevede il reciproco riconoscimento dei diplomi, certificati e altri titoli nel settore dell’architettura, non ostacola la normativa nazionale che riserva ai soli architetti determinati lavori, ed in particolare quelli da eseguire su immobili facenti parte del patrimonio storico e artistico (cfr. Corte Giust. C.E., V Sez., ord. 5/4/2004, in causa C-3/02, nonché, Cons. Stato, II Sez., n°386/1997 e T.A.R. Veneto n°1098/1999 sopra citati).
  • Né può ritenersi che così opinando, l’ingegnere civile cittadino italiano che svolga attività professionale in Italia subirebbe una discriminazione (c.d. discriminazione a rovescio) rispetto ai cittadini degli altri Paesi della Unione Europea. Infatti, la circostanza che in Italia non sussista una completa equiparazione tra architetti e ingegneri civili non comporta necessariamente una discriminazione in danno dell’ingegnere italiano, dato che il cittadino straniero, munito di uno dei titoli riconosciuti dall’art. 11 della direttiva 85/384/CEE, potrà esercitare un’attività nel settore della architettura riservata in via esclusiva, in base alla normativa italiana, ai soli architetti (art. 52 comma 2 del R.D. n°2537/1925), solamente a condizione che il titolo rilasciatogli dallo stato membro gli conferisca anche la facoltà di esercitare tale specifica attività nello stesso stato che ha rilasciato il titolo in questione.


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